PRIME IMPRESSIONI SU 85 mm f/1,2
Dopo circa 200 scatti provo a scrivere la mia opinione su questo obiettivo.
Premessa
Non sono uno che scrive recensioni: in linea di massima è una cosa che mi annoia e che trovo superflua, visto che in rete si trova di tutto e di più ed io non ho certo le strumentazioni scientifiche per dare un giudizio ultimo e definitivo.
D’altro canto i test dati dalla scienza vanno interpretati e vissuti da chi quell’obiettivo se lo porta al collo e ci guarda attraverso e soprattutto sforna fotografie.
Scrivo essenzialmente perché non essendo un’ottica particolarmente diffusa (ed il prezzo giustifica il perché) ho incontrato recensioni ed opinioni fuorvianti, imprecise, spesso non condivisibili che mi hanno colmato di dubbi prima dell’acquisto, rimandandolo di parecchio.
Costruzione
Massiccio, robusto e ciccione in tutto quel suo chilo tondo tondo di peso.
Quando si stringe tra le mani si coglie in tutto e per tutto la sua dimensione L, e non manca neppure di fascino estetico, imponenza visiva e di senso di piacevolezza nel maneggiarlo.
Dalla costruzione si capisce immediatamente che l’ottica è stata concepita per la ritrattistica: l’anello di MAF, infatti, si presenta morbido e straordinariamente adatto alla messa a fuoco manuale, intercorrendo moltissimo spazio tra le diverse tacche di regolazione, così da avere massima precisione e più facile gestione nella MAF manuale.
E’ dunque comprensibile il perché l’AF non sia una saetta, in quanto il movimento è più ampio rispetto ad altre ottiche. Se poi contiamo che il motore deve muovere un intero gruppo Gauss (almeno credo di avere capito così) la cosa si giustifica da sé.
A mio modo di vedere, dunque, non è corretto sostenere che l’AF è lento, bensì che è “riflessivo”, ovvero concepito per un genere di scatto ben specifico.
Purtroppo il movimento AF non è solo interno, ma, alla minima distanza di MAF, il barilotto fuoriesce di un paio di centimetri. Non infastidisce, ma avrei preferito un movimento solo interno, come quello del 50 mm f/1,2.
Una curiosità: l’anello di messa a fuoco funziona solo con la reflex accesa.
![[IMG]](http://www.photozone.de/images/8Reviews/lenses/canon_85_12_5d/kit.jpg)
Peso
Qui l’unica cosa oggettiva è il numero e la sua unità di misura: 1 chilo tondo tondo.
A dirla così può spaventare. Io stesso, prima dell’acquisto, ero molto reticente anche a causa di questo “ingrediente”. Devo dire, però, che era più paura che altro.
Ho portato al collo questo 85 mm per almeno 4 ore, camminando in città a passo sostenuto e non ho avvertito stanchezza o controindicazioni maggiori o diverse rispetto ad altre ottiche di serie L. Il peso è ben bilanciato e le dimensioni non ingombranti lo rendono ben gestibile quando si è in movimento, magari con il sostegno di una mano per non appesantire troppo schiena e collo.
Trovavo molto ma molto più ingestibile il 24-70 L, la cui ingombranza ostacolava i miei movimenti.
Questo discorso, però, va interpretato secondo la mano di chi scrive: uomo, giovane, con un buon tono muscolare. Reputo che una donna, magari di dimensioni minute, avrebbe di sicuro un altro giudizio a riguardo e si troverebbe ben più in difficoltà nel gestire il peso del barilotto.
Immagini e bokeh
In linea generale la lente trova la sua massima vocazione nei primi piani, attività che svolge con un’eccellenza che mai mi è capitato di incontrare con altre lenti.
E’ una cosa che ipotizzo io, ma noto come la minima distanza di messa a fuoco (90 cm) permetta di scattare un primo piano a f/1,2 senza incorrere nella spiacevole problematica di avere un occhio a fuoco e l’altro no. Queste immagini, ad esempio, sono state scattate a 90 cm alla massima apertura (1, 2, 3).
La voce che è sparsa per la rete per cui sulla 5D Mark II la messa a fuoco è impossibile la trovo assolutamente fuorviante. E’ chiaro che non si può pretendere di mettere a fuoco perfettamente un occhio a 7 metri di distanza a f/1,2, ma questo per un evidente fattore fisico.
E’ pur vero che l’AF sulla 7D è più prestante, ma questo accade con tutte le ottiche, non solo con l’85 mm.
La cosa che meraviglia di più è lo straordinario sfocato che regala: pastoso, caldo, incredibilmente tridimensionale.
Mi pare che la lente sia in grado di creare dei bellissimi contrasti tonali ed una lettura della luce molto fedele alla realtà, tanto che in pp gli interventi potrebbero ridursi al minimo sindacale.
Nitidezza, dettaglio e cremosità sono i cavalli di battaglia di un obiettivo che non teme il confronto già a tutta apertura e trova una perfezione ottica già a f/1,4, fino a f/8. A f/11 mi pare di notare qualche diffrazione, ma qui lascio a chi se ne intende ben più di me e a siti specializzati.
Interno ed esterno
Inutile dire che lavorare indoor con questo obiettivo, infonde un certo buon umore. Permette di giocare magnificamente con la luce, anche a mano libera, mantenendosi incredibilmente nei tempi di sicurezza e, quindi, scongiurando il mosso, senza pompare gli iso fuori misura.
Per chi, come me, ama lavorare ad aperture estreme, trova qualche difficoltà in belle giornate di sole, in cui non basta 1/8000 per scattare senza sovraesporre largamente. Un filtro NDx2 è forse una soluzione al disagio.
Conclusioni
L’85 mm f/1,2 costa e costa tanto.
E’ un’ottica dalle prestazioni sublimi, ma è anche di nicchia. Difficilmente la si utilizzerà per scopi diversi dalla ritrattistica o foto creative, per quanto, in questi giorni, lo abbia utilizzato anche per la street. Il 50 mm f/1,2 è, da questo punto di vista, ben più versatile, grazie anche ad un AF più gestibile in situazioni generiche.
L’acquisto di un obiettivo simile, perciò, è consigliato solo a professionisti del ritratto o fotoamatori evoluti, che amano particolarmente foto in primo piano, scopo per cui ritengo essere stato progettato. Per il mezzo busto va già benissimo il 50 mm.
Detto questo posso finalmente lanciarmi nel dichiarare una pienissima soddisfazione sotto ogni punto di vista, nonostante il prezzo risulta essere, a mio modo di vedere, eccessivo.

